Il problema acqua negli ambienti caldo-aridi

Tutte le acque contengono sali disciolti in quantità e qualità variabili in dipendenza delle diverse condizioni ambientali.

La quantità contenuta nelle acque piovane varia fra 5 e 40 mg L-1; l’uso di acque fluenti, il cui contenuto in sali generalmente è inferiore a 0,5 g L-1, non desta alcuna preoccupazione nei suoli franchi o tendenzialmente franchi e a libero drenaggio. Non così è per i suoli argillosi o coperti a serra, dove l’assenza di acqua piovana amplifica il fenomeno. Supponendo di utilizzare acque con contenuto salino di 1 g L-1 e un volume stagionale di 5.000 m3, l’apporto annuo di sali sarà di 5 tonnellate per ettaro, quantità già di per se notevole, se rapportata a lunghi intervalli di tempo e che diventa addirittura pericolosa se le acque, come spesso accade nelle regioni aride e semiaride, contengono quantità di sali notevolmente superiori.I mutamenti apportati dall’irrigazione con acque di buona qualità si manifestano in tempi più o meno lunghi, tali da risultare compatibili con le naturali capacità di autodifesa proprie di ciascun tipo di suolo; mentre quelli dovuti all’uso di acque saline danno origine rapidamente a numerosi processi di degradazione la cui intensità è funzione della diversità pedologica, del tenore di sali disciolti e di alcuni altri fattori ambientali, primi fra tutti quelli climatici.

Dopo ogni intervento irriguo con acque saline, sulla superficie del terreno si raggiunge un certo equilibrio fra il sodio scambiabile del suolo (ESP) e l’aggiunta  di Na dell’acqua di irrigazione, soggetto però, a rompersi rapidamente sotto l’azione delle alte temperature.

In queste condizioni, infatti, la forte evaporazione della soluzione circolante comporta un notevole aumento della concentrazione salina che compromette seriamente il normale svolgimento dell’attività vegetativa.

Nei suoli salini e nelle condizioni tipiche di semi-aridità dell’ambiente mediterraneo, ad un periodo estivo caldo e siccitoso durante cui si irriga spesso utilizzando acque anomale, segue una stagione fredda e piovosa in cui si attivano consistenti processi di lisciviazione che abbassano i valori della conducibilità elettrica, cosa che non avviene in ambienti coperti come le serre,  mentre rimangono quasi inalterati quelli relativi al sodio di scambio come conseguenza dell’accentuata concentrazione raggiunta nella soluzione circolante.

In questi suoli dunque, la struttura è soggetta a forti cambiamenti stagionali, e passa da forme ottimali granulari o poliedriche angolari e sub angolari a forme massive altamente indesiderabili. Diverso è il caso dei suoli con elevato contenuto di sodio nella soluzione. La conseguente formazione di argille sodiche e la distruzione degli aggregati, dà origine, negli orizzonti natrici, a forme strutturali colonnari grossolane o, nei casi più gravi, massive.

Contenuti idrici di terreni a diversa granulometria

L’acqua circolando nel terreno trasporta i sali i quali finiscono con l’accumularsi intorno alla zona di terreno inumidita dal gocciolatore. Se nel terreno si misurasse la salinità nella zona bagnata da ogni erogatore si troverebbe un gradiente salino che aumenta dal centro (in corrispondenza dell’erogatore) verso l’esterno, dove compaiono spessissimo delle efflorescenze saline.